TEATRO EX SOVIETICO … CHE PASSIONE

Roma – Parlano soprattutto il russo (ma anche l’inglese e il francese) i “Percorsi internazionali Eti”, presentati Roma il 18 luglio, con largo anticipo sul calendario, il cui inizio è previsto per settembre. In realtà, nell’esposizione del programma, si sono incontrate due manifestazioni: quella propriamente gestita dall’Ente teatrale italiano e il “Festival d’autunno”, offerta di spettacoli internazionali concentrata a Roma, con larga partecipazione del Comune, comprendente anche le proposte del Teatro di Roma e de “Le vie dei festival”, quest’ultima rassegna inventata dall’associazione Cadmo e che è stata in passato un poco il nucleo originario del festival autunnale. Ricapitolando: la sezione romana dei “Percorsi” Eti è parte integrante del festival capitolino (in conferenza stampa anche l’assessore alla Cultura del Comune di Roma, Gianni Borgna); nel nostro caso ci concentriamo però su i nuovi “Percorsi” dell’Eti. Dove Roma svolge naturalmente il ruolo guida, proponendo una forte presenza dell’attuale scena russa, dal momento che Eimuntas Nekrosius, il grande regista lituano ben noto anche in Italia, taglierà il nastro della serie col saggio conclusivo dell’ “Ecole des Maîtres” (nona edizione, sempre diretta da Franco Quadri), proponendo il lavoro conclusivo incentrato intorno a Il Gabbiano di Cechov (28 settembre, Teatro Quirino). A seguire (7 – 13 ottobre, Teatro Valle), Anatolij Vasil’ev con una doppia proposta, il Mozart e Salieri di Puskin e il Requiem di Martynov. Allestimento imponente, con una cinquantina di elementi in scena, fra cui l’ensemble di musica sacra anticorussa Sirin. Un insieme complesso, tramato fra versi e partiture musicali, cresciuto sotto l’occhio di colui che senza dubbio è il più grande erede vivente di Stanislavskij, che fu, fra le altre cose, grande pedagogo e dunque esperto cultore di maieutiche da palcoscenico. La linea di Vasil’ev è ancora questa, portata però alle conseguenze estreme, più recenti, pur radicata in una tradizione teatrale immarcescibile, ove il momento della formazione finisce con l’essere cosa inscindibile dalla presentazione al pubblico (del resto non particolarmente amata dallo stesso Vasil’ev). E Renzo Tian, commissario straordinario Eti, non ha mancato di sottolineare come una delle chiavi di lettura dei “Percorsi internazionali” di quest’anno, sia appunto la fase della formazione attoriale, nella quale i russi primeggiano in modo significativo e forse indiscusso.
A seguire, dal 17 al 19 ottobre, ancora al Valle, si assisterà a due numeri di Gennadi Abramov (egli stesso allievo di Vasil’ev), ove si uniscono danza e teatro: Branco e Il letto. Nella stessa sala, dopo la parentesi dello spettacolo conclusivo de I porti del Mediterraneo, con la regia di Marco Baliani (quest’anno si parla di Beirut e Tirana, 21 e 22 ottobre), giunge un gruppo gallese, i Frantic Assembly, con Hymns, di Chris O’ Connel, per la regia di Liam Steel, coreografo di una formazione di prestigio come i DV8. Nel nostro caso, il tessuto coreografico serve all’esposizione di un testo che prende spunto da una resa dei conti o magari da una confessione profonda fra un gruppo di amici riuniti per un funerale (27 e 28 ottobre).
Ancora al Valle la conclusione della sezione romana dei “Percorsi” con, il 31 ottobre, Eduardo Internazionale/Le lingue di Eduardo, una serata a cura di Armando Pugliese, per il quale il ricordo di Eduardo prenderà una forma musicale.
Come ha sottolineato Giovanna Marinelli, direttore generale Eti, i “Percorsi” di quest’anno si estendono a raggiera in altri punti della penisola (ma anche il recente “Maggio cercando i teatri”, dedicato ai gruppi di ricerca, si è mosso parzialmente in tale direzione): a Firenze, il Teatro della Pergola, sempre seguendo la linea filorussa, presenta Gaudeamus di S. Kaledin, nell’allestimento di Lev Dodin, regista spesso presente sui palcoscenici italiani, anche in campo operistico (3 e 4 ottobre). Fa forse storia a sé il convegno, che comprende video e letture, dedicato a Sarah Kane (7 ottobre), autrice ormai di culto suicidatasi l’anno scorso. L’omaggio vede fra gli organizzatori il Festival Intercity 2000 e il Laboratorio Nove. Il 3 e 4 novembre è la volta invece della Compagnie Philippe Genty, con Passagers clandestins, mentre nel 2001, il 13 e 14 gennaio, il Teatro Farses di San Pietroburgo presenta Fantasie o sei personaggi in cerca del vento, con la regia di Victor Kramer, fautore di un linguaggio che, traendo ispirazione dai clown, tende all’eliminazione dell’elemento verbale.
A Bologna, presso il Teatro Duse, il 6 ottobre, viene presentato Buenos Aires Tango, spettacolo che rappresenta una prima occasione di reciprocità nell’ambito di “Latina”, progetto interministeriale intorno a scambi artistici fra l’Italia e alcuni Paesi sudamericani. A seguire, l’11 e 12 novembre, una compagnia circense di origine inglese, il Footsbarn Travelling Theatre, con la loro interpretazione de L’Ispettore di Gogol; per concludere, il 17 e 18 novembre, con i Deschamps & Deschamps in Les Pensionnaires: una formazione particolarissima (furono invitati per la prima volta, a Roma, nell’ambito di un Romaeuropa autunnale) che ama paesaggi di provincia feroci, teneri e comici.
Poco da vedere, in conclusione, a Napoli, al Teatro Mercadante, ove il già citato Branco di Abramov sarà ospitato il 21 e 22 ottobre. (F. Be.)